I siti emidiani

 Le catacombe romane (e le radici cristiane) di Ascoli

I cimiteri degli antichi romani erano situati, per legge, fuori dal pomerium, cioè all’esterno del territorio urbano. La zona sepolcrale dell’Ascoli romana era situata ai margini della pianura di Campo Parignano, poco a nord della città, ai piedi di un costone di arenaria crivellato di grotte e di gallerie. E’ in questo cantuccio appartato che affondano le radici cristiane di Ascoli. Secondo la tradizione, infatti, in una di queste grotte furono sepolti sant’Emidio, l’evangelizzatore della città, e i suoi compagni di martirio e lì riposarono dal principio del IV secolo dopo Cristo fino a qualche decennio dopo l’anno Mille, quando i loro resti furono traslati nel nuovo duomo cittadino. A quei tempi la grotta sepolcrale era profondamente interrata e vi si entrava percorrendo un angusto e basso passaggio scavato nella parete rocciosa, che allora era molto più sporgente di quanto non appaia oggi.

Sant’Ilario, un insediamento monastico altomedievale
Verso l’anno Mille, a ridosso della parete rocciosa che occultava le catacombe  sorse una chiesetta dedicata a sant’Ilario. Si ritiene che a costruirla possano essere stati i monaci benedettini dell’abbazia di Santa Maria di Farfa (nella Sabina), che disponevano di numerosi insediamenti nel territorio piceno ed erano molto devoti del martire viterbese Ilario e anche di sant’Emidio.
Nei secoli successivi la chiesetta originale ha subito molti cambiamenti. Nel XII secolo, quando era affidata ai monaci camaldolesi di Fonte Avellana, la costruzione fu ampliata, decorata di affreschi e munita di una torre e di edifici annessi dedicati all’accoglienza dei viaggiatori che transitavano da Ascoli nel percorrere le vie di pellegrinaggio che collegavano l’Italia centrale con i santuari pugliesi dedicati a san Michele sul Gargano e a san Nicola a Bari e col porto di Brindisi, da cui ci si imbarcava per la Terrasanta.
Nel Settecento la chiesa fu divisa in due, assumendo il curioso aspetto che ha ancora oggi: l’antica area absidale rimase destinata al culto mentre quella che un tempo era la navata fu adibita a canonica per il sacerdote addetto. Nel 1872  l’intero immobile fu oggetto di confisca da parte dello Stato italiano e venduto a privati che la adibirono a usi agricoli. L’attuale proprietario è il Comune di Ascoli che ne ha curato il restauro e vi ospita (dal 2008) le attività dell’associazione culturale «Sant’Emidio nel mondo».

Sant’Emidio alle Grotte, un ex voto settecentesco

Processioni, penitenze, medaglie commemorative: questi e altri furono i modi in cui gli ascolani espressero la propria gratitudine al loro santo patrono per averli protetti durante i terribili terremoti del 1703. Ma l’impegno maggiore fu profuso per sciogliere un voto solenne della comunità: riscattare da un secolare abbandono la più antica sede del culto emidiano. Giuseppe Giosafatti, il migliore architetto locale del tempo, escogitò a questo scopo un allestimento squisitamente barocco, in cui l’arte sposava e ingentiliva la natura. Screen shot 2013-07-25 at 1.28.24 PMLa parete rocciosa fu sgretolata fino a portare allo scoperto le grotte paleocristiane e poi rivestita con una facciata di travertino delicatamente scolpito, che diede al luogo una fisionomia unica e suggestiva: non è esagerato dire che per trovare un degno rivale del tempietto di Sant’Emidio alle Grotte bisognerebbe andare almeno fino a Petra dei Nabatei.

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