Ignorante, non si dice «Emiddio»! (O forse sì?)

SONY DSCI newsgroup (in italiano gruppi di discussione) sono spazi virtuali in cui si discute di argomenti specifici. Tempo fa uno di essi ospitò un’animata contesa su un tema di nostro interesse (testo completo qui). Tutto cominciò quando il Signor X (nome di fantasia) citò in un suo messaggio la festa di «sant’Emiddio Vescovo, patrono di Ascoli, invocato contro i terremoti». Apriti cielo! Il Signor Y (altro nome di fantasia) si precipitò a correggerlo senza risparmiare il sarcasmo.

Signor Y: «Emidio. Con una sola “d”. Fai una predica lunga una quaresima e poi cadi in questi errori così banali! Se devi scrivere salmi e litanie almeno rileggi e controlla.»

«Tuttavia (si difese il Signor X) io conosco almeno due persone che si chiamano Emiddio con due “d”, uno è un notaio ex magistrato. Inoltre nel  testo che ho consultato ( «Ufficio della Beata Vergine» del 1857 edito in Napoli dalla Tipografia Editrice Giovanni Pellizone, Via dei Fossi a Foria, 6) c’è scritto proprio  Emiddio con due “d”

«Il tuo notaio ex magistrato (rincarò sprezzante il Signor Y) avrà avuto dei genitori ignoranti. Il santo da te citato si chiama Emidio con una  “d”. Controlla  meglio le tue fonti! Evidentemente nel 1857 Giovanni Pellizone in via dei Fossi a Foria, al
 civico 6, aveva un garzone somaro a bottega. Emiddio è  la forma dialettale ascolana. […] Bastava aprire un calendario e leggere il santo [sic]  alla data del 5 Agosto. A meno che tu non abbia un calendario del 1857 stampato da Giovanni Pellizone, che aveva qualche problema con la lingua italiana.»

Il povero Signor X chinò la testa mortificato e tacque. Eppure (lo volete proprio sapere?) era lui ad avere ragione e il  presuntuoso  Signor Y aveva torto, torto marcio, come può capitare a chi crede di saperla lunga e si prende troppo sul serio. Infatti non di errore o ignoranza o dialetto o refuso tipografico si trattava ma di una legge fonetica: l’assimilazione. E’ un fenomeno che si verifica nel passaggio dal latino all’italiano ed è all’origine delle  consonanti doppie presenti in tante parole italiane: per esempio la parola latina frig(i)dum in italiano diventa freddo perché la “g” si è assimilata (è diventata uguale) alla “d“ che la seguiva.

Grazie a questo meccanismo fonetico dal nome latino Emigdius sono derivati l’ascolano Middië e e l’italiano  Emiddio, grafia adottata dal primo biografo moderno del santo (Marcello Giovanetti, 1631). 
La grafia Emidio fu invece  adottata dalla seconda e ben più fortunata biografia del santo, scritta da Paolo Antonio Appiani (1702; 1704). E chissà che non sia stato proprio questo il motivo della successiva affermazione di questa forma più scorrevole ed eufonica del nome.  I più antichi biografi napoletani del santo (Mirone, 1737; De Angelis, 1748) continuarono invece ad impiegare il più arcaico (e anche più faticoso da pronunciare) Emiddio, contribuendo così – senza volere –  alla diffusione di questa forma onomastica nell’Italia meridionale dove (come mostra la cartina qui sotto) il nome Emiddio è molto più diffuso di quanto non lo sia nel resto della penisola.

Con buona pace del saccente Signor Y… 😉

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